dicembre 24, 2012

La questione sionista e il Vicino Oriente. – Documentazione tratta da “l’Unità”: Cronache dell’anno 1947.

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L’archivio storico dell’Unità è composto dalle scansioni delle copie cartacee originali stampate dal 1924 al 2008. Le edizioni pubblicate dal 2008 in poi, già in formato digitale, sono pure gratuitamente e integralmente disponibili, a titolo gratuito la settimana successiva alla data di pubblicazione. È l’archivio completo di tutte le pagine del giornale, dalla fondazione al 2008, integralmente e gratuitamente a disposizione di tutti. Un'impresa di straordinario contenuto tecnologico che permette di accedere ai fatti di oltre 80 anni di storia attraverso ricerche per parole, date, classificazioni, suggerimenti. L’archivio storico comprende il periodo che va dalla data di fondazione del 12 febbraio 1924 fino al 2008; si tratta di oltre 500 mila pagine di giornale provenienti dalle scansioni delle copie cartacee originali e fruibili tramite il motore di ricerca. Siffatti articolo sono integrati nella nostra ricerca sulla «Questione sionista e il Vicino Oriente». Costituiscono una fonte prezioso per lo studio del rapporto fra il sionismo e la sinistra italiana nonché per il rapporti fra antifascismo e sionismo.

LA QUESTIONE SIONISTA
E IL VICINO ORIENTE

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del quotidiano “l’Unità”


 1947
19461948

Anno di inizio spoglio: 1967
L’Unità: 1924 - 1925 - 1926 - 1927 - 1928 - 1929 - 1930 - 1931 - 1932 - 1933 - 1934 - 1935 - 1936 - 1937 - 1938 - 1939 - 1940 - 1941 - 1942 - 1943 - 1944 - 1945 - 1946 - 1947 - 1948 - 1949 - 1950 - 1951 - 1952 - 1953 - 1954 - 1955 - 1956 - 1957 - 1958 - 1959 - 1960 - 1961 - 1962 - 1963 - 1964 - 1965 - 1966 - 1967 - 1968 - 1969 - 1970 - 1971 - 1972 - 1973 - 1974 - 1975 - 1976 - 1977 - 1978 - 1979 - 1980 - 1981 - 1982 - 1983 - 1984 - 1985 - 1986 - 1987 - 1988 - 1989 - 1990 - 1991 - 1992 - 1993 - 1994 - 1995 - 1996 - 1997 - 1998 - 1999 - 2000 - 2001 - 2002 - 2003 - 2004 - 2005 - 2006 - 2007 - 2008 - 2009 - 2010 -2011 - 2012 - 2013.

Sommario: Anno 1947 de “l’Unità” → 1. Il popolo ebraico è nuovamente insorto: in Palestina si combatte su un fronte di 150 chilometri. – 2. Dodici morti e 72 feriti a Haifa. – 3. L’Anglo-Iranian Co. ha tenuto le elezioni in Persia. – 4. La conferenza per la Palestina. – 5. Tel Aviv è stata occupata da una divisione aviotrasportata. –  6. Feroce caccia all’uomo degli inglesi a Tel Aviv. – 7. I cavalli di Frisia appaiono in Palestina. –  8. La Gran Bretagna contro il popolo ebraico: la Palestina sarà messa a ferro e fuoco dagli inglesi? – 9. La spartizione della Palestina decisa dalla Gran Bretagna. – 10. La Palestina sarà trasformata in una gigantesca Belsen. – 11. L’Agenzia ebraica è “dominata da New York”. –  12. Battaglia sulla Palestina tra Inghilterra e S. U. – 13. I pozzi di Haifa preda delle fiamme. – 14. La legge marziale in Palestina. –  15. Guerra in Palestina. – 16. Guerra ad oltranza in Palestina. – 17. Estrema tensione in Palestina. Cinquanta vittime in 5 giorni di disordini. – 18. Qualcuno soffia sul fuoco. La Lega araba decisa a proclamare la guerra santa. – 19. Palestina: chi attizza il fuoco. Scoperta una strana storia di franchi tiratori “indipendenti”. –

Indice Analitico: a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t u v w x y z. –  Eventi del 1947. – Altre fonti giornalistiche, periodiche o archivistiche del 1947.




Cap. 1

  Top 4.1.1947 ↓  c. 2 →  plus

Il popolo ebraico è nuovamente insorto
In Palestina si combatte su un fronte di 150 chilometri  
l’Unità,
4 gennaio 1947
Sabato, p. 1

Gerusalemme, 3 gennaio. – Il corrispondente della Reuter da Gerusalemme comunica che si è aperto un fronte di battaglia di 150 chilometri da Haifa alla Palestina centrale. Di ora in ora le notizie che giungono dalla Palestina divengono sempre più gravi.

La città di Tel Aviv è stata teatro la scorsa notte di una furiosa battaglia fra le organizzazioni armate della resistenza ebraica e le forze della polizia britannica. I locali della mensa ufficiali dell’esercito inglese, la dogana, e tutti i quartieri ebraici sono stati teatro di furiose lotte con bombe a mano e armi automatiche. La luce elettrica veniva tolta ed i poliziotti erano costretti a brancolare nel buio, cadendo spesso in imboscate. Gli armati ebrei spostavano poi l’attacco contro il comando militare britannico e contro la sede della polizia. I combattimenti sono proseguiti fino alle prime luci dell’alba ed anche durante la giornata la città appariva deserta, mentre ogni tanto crepitava il fuoco di armi automatiche.

Dal crepuscolo di ieri le azioni antibritanniche sono continuate con un ritmo crescente un po’ dappertutto in Palestina. Anche a Gerusalemme, che è rimasta tagliata fuori da Tel Aviv, alcune bombe sono state lanciate contro la sede della polizia. Un parco automezzi britannici è stato attaccato nei pressi di Tiberiade.

Oltre a queste azioni si registrano una incursione contro un accampamento britannico a Rirayat Halm da parte di mitraglieri ebrei montati su un autocarro; uccisione di un ufficiale e di tre militari britannici che si trovavano a bordo di un’auto fatta saltare con una mina presso Kurdani; incendio di un edificio a Tel Aviv; attacco di un campo militare britannico a Hadera dove uno dei poliziotti arabo di guardia è stato gravemente ferito.


Cap. 2

  Top 14.1.1947 ↓  c. 2 →  plus

Dodici morti e 72 feriti a Haifa
l’Unità,
14 gennaio 1947
Martedì, p. 1
Titoli: Grave attentato in Palestina. Dodici morti e 72 feriti a Haifa. La sede della Polizia e la Posta Centrale fatti saltare dalla banda Stern.

GERUSALEMME, 13. –  Un nuovo episodio della lotta condotta senza quartiere dagli ebrei palestinesi contro la Gran Bretagna ha avuto luogo ieri sera ad Haifa,  dove i due grandi edifici che ospitavano la sede centrale della polizia e la posta centrale,  sono saltati in aria causando la morte, secondo notizie non ufficiali, di 12 persone e il ferimento di altre 72.

Poco dopo il tramonto, un autocarro ricolmo di esplosivo si è avvicinato al palazzo della polizia, adiacente a quello della posta. I due uomini che lo conducevano discendevano precipitosamente e nello spazio di pochi secondi una formidabile esplosione che ha scosso come un terremoto l’intera città faceva crollare i due edifici tra nuvole di macerie e di polvere.

In un «comunicato», diramato da Tel Aviv, la banda Stern si è riconosciuta responsabile dell’esplosione. Si apprende intanto che grossi rinforzi di truppa inglesi saranno nei prossimi giorni trasferiti in Terrasanta. Tra l’altro, secondo quanto riferisce da Gerusalemme il Daily Telegraph, giunqerà in settimana in Palestina la Terza Divisione britannica attualmente di stanza in Egitto.



Cap. 3

  Top 19.1.1947 ↓  c. 2 →  plus

L’Anglo-Iranian Co. ha tenuto le elezioni in Persia
l’Unità,
19 gennaio 1947
Domenica, p.3

Dal giorno 12 gennaio, e per tutta la settimana, Ghatal Sultaneh ha tenuto le elezioni in Persia. […] Le truppe del governo centrale non avevano ancora finito di scaricare i loro fucili contro le popolazioni dell’Azerbaigian che la stampa di Teheran, di Londra e di Washington dava la notizia di un importante accordo concluso fra la grande società britannica, la Anglo Iranian Co. (che da sola rappresenta più della metà della rendita del governo di Teheran) e le due società americane Standard Oil of New Jersey Socony Vacuum. In base a questo accordo, l’Anglo-Iranian Co., di cui il governo britannico possiede la maggior parte delle azioni, «accetta di vendere importanti quantità di petrolio grezzo alle due società americane per un periodo di venti anni». Queste ultime d’altra parte si impegnano alla costruzione di un oleodotto della lunghezza approssimativa di 1.600 chilometri che dovrà unire i campi petroliferi sfruttati dall’Anglo Iranian sul Golfo Persico al Mediterraneo attraverso la Palestina. La spesa minima prevista per questo oleodotto è prevista in un ammontare di 30 milioni di lire sterline.

[…] Quest’accordo tra le società inglesi e americane, non è un fatto che rimane isolato alla Persia: esso implica delle conseguenze molteplici sul piano strategico e politico dei problemi del Medio Oriente. Anzitutto l’accordo costituisce un legame ancora più stretto che per il passato tra la Gran Bretagna e gli Stati Uniti: in particolare, esso rappresenta un aumento considerevole degli interessi americani nel vicin Oriente. Fino a ieri gli Stati Uniti si erano limitati a partecipare ai benefici dello sfruttamento dei petroli dell’Iraq e della Persia, lasciando agli inglesi tutto il carico e la responsabilità di condurre presso i governi feudali di quei paesi la politica che loro sembrasse necessaria per la protezione degli interessi comuni. Oggi il peso della responsabilità della direzione politica degli affari angloamericani si sposta verso questi ultimi. Gli Stati Uniti, assumendosi il peso della costruzione di un oleodotto di 1.600 chilometri di lunghezza attorno al quale verranno a convergere tutti i loro interessi petroliferi Medio Oriente, da quelli dell’Iraq a quelli della Arabia Saudita, non potranno vedere che sotto un altro punto di vista certi problemi orientali che prima della guerra li interessavano solo da un punto di vista commerciale. È soprattutto il problema della Palestina che subirà le prime modificazioni proprio in considerazione del fatto che l’oleodotto sboccherà ad Haifa.

[…] La cosa che più interessata [?] al governo britannico raggiungere con la firma di questo accordo, era la collaborazione degli Stati Uniti alla politica inglese nel Medio Oriente ed anzitutto a quella verso la Palestina e l’Egitto: se l’oleodotto anglo-americano sboccherà ad Haifa nel Mediterraneo occorreranno delle corazzate per «proteggere» il petrolio e nessuno dei due alleati potrà perciò più volere l’indipendenza di quei paesi. Gli americani in particolare dovranno smettere di fare «i protettori» degli ebrei nella questione della immigrazione di questi in Palestina, se non vorranno perdere l’alleanza con quei capi arabi che hanno concesso che l’oleodotto attraversi i loro territori.

Gli affari e la politica dei trust che si ripercuotono a distanza sull’accordo anglo-americano per il petrolio persiano non fa soltanto salire le azioni della Anglo-Iranian Company a Londra, ma provoca anche «l’offensiva» del generale Barker in Palestina e le fucilazioni dei democratici dell’Azerbaigian nelle vie di Tabruz.

GABRIELE DE ROSA


Cap. 4

  Top 28.1.1947 ↓  c. 2 →  plus

La conferenza per la Palestina
l’Unità,
28 gennaio 1947
Martedì, p. 2

Londra, 27. - Ha avuto inizio oggi la conferenza per la Palestina. Vi partecipano, oltre ai rappresentanti del governo britannico, i delegati arabi e una missione sionista ebraica. Il capo arabo, Jamal Husseini, nel suo discorso, ha esplicitamente respinto ogni aspirazione degli ebrei circa la creazione di una entità statale in Terrasanta.


Cap. 5

  Top 29.1.1947 ↓  c. 2 →  plus

Tel Aviv è stata occupata da una divisione aviotrasportata

l’Unità, ed. Nazionale
29 gennaio 1947
Mercoledì, p. 1

Titoli: L’offensiva inglese in Palestina. Tel Aviv è stata occupata da una divisione aviotrasportata. “Col sangue e col fuoco Giuda è caduto: col sangue e col fuoco si risolleverà”, annunciano i terroristi ebrei.

GERUSALEMME, 28. All’alba di questa mattina la città ebraica di Tel Aviv è stata occupata in forze dalla sesta divisione aviotrasportata inglese. Le autorità militari hanno imposto il coprifuoco per tempo indeterminato. Le perquisizioni delle abitazioni per ricercare il giudice Ralph Windham, rapito ieri dai terroristi ebrei mentre si trovava nel suo ufficio al tribunale continuano sistematicamente.
Il maggiore […] Collins dell’esercito britannico, che era stato rapito da terroristi ebrei due giorni fa, è stato rimesso stasera in libertà. L’annuncio è stato dato da un portavoce della Agenzia Ebraica in seguito a comunicazione ricevuta direttamente dalla sede clandestina dell’Irgun. Una radio clandestina ebraica avvertiva però contemporaneamente che tale «clemenza» non era il risultato delle minacce militari formulate dalle autorità inglesi bensì la immediata conseguenza del raggiungimento degli scopi cui miravano i terroristi: la sospensione della condanna a morte del terrorista Dov Gruner, condannato a morte dalle autorità britanniche. «Col sangue e col fuoco Giuda è caduto; col sangue e col fuoco si risolleverà», ha ammonito ancora l’emittente clandestina.

Si apprende intanto da Londra che parlando oggi ai Comuni a proposito del rapimento del maggiore Collins e del giudice Wandham da parte di terroristi ebrei, il Ministro delle Colonie Arthur Creech Jones ha affermato che «la piega recentemente presa dagli avvenimenti può condurre alla decisione da parte britannica di porre la Palestina sotto un completo controllo militare, con tutto ciò che questo comporta».


Cap. 6

  Top 29.1.1947 ↓  c. 2 →  plus

Feroce caccia all’uomo degli inglesi a Tel Aviv 

l’Unità, ed. Piemontese
29 gennaio 1947
Mercoledì, p.1


Titoli: Gravissima situazione in Palestina. Feroce caccia all’uomo degli inglesi a Tel Aviv.

Gerusalemme, 28 gennaio. – Nelle ultime ventiquattro ore, in seguito al rapimento del maggiore Collins e di un magistrato britannico da parte dell’Irgun, la situazione si è improvvisamente aggravata in tutta la Palestina. Le truppe britanniche hanno occupato militarmente la città di Tel Aviv, mentre forti reparti di polizia hanno iniziato una vera e propria caccia all’uomo nel tentativo di scoprire gli autori dall’audace rapimento effettuato ieri. Innumerevoli case sono state perquisite, senza però ottenere alcun risultato.

Malgrado la Irgun abbia annunciato il rilascio del maggiore Collins, non è stato tolto il rigido coprifuoco e le truppe inglesi, in pieno assetto di guerra e con un imponente spiegamento di forze, continuano le loro operazioni. L’alto commissario per la Palestina Cunningham ha comunicato che, a meno che non venga rilasciato anche il giudice rapito ieri, alcune zone verranno tenute sotto un permanente controllo militare.

Tutti i cittadini britannici residenti a Tel Aviv hanno abbandonato oggi la città in seguito ad un invito di recarsi in cerca di un rifugio sicuro, rivolto loro dalla radio governativa palestinese. Circa 100 funzionari britannici e le loro famiglie si sono trasferite nella vicina colonia agricola di Sarona, che è fortemente presidiata da reparti britannici.

All’ultima ora si apprende che anche il giudice è stato rilasciato da Irgun Zwei Leumi.



Cap. 7

  Top 2.2.1947 ↓  c. 2 →  plus

I cavalli di frisia appaiono in Palestina
l’Unità,
2 febbraio 1947
Domenica, p.1


Titoli: “Carta bianca" contro gli ebrei. I cavalli di frisia appaiono in Palestina. Mentre donne e bambini iniziano l’evacuazione della Terrasanta, Churchill chiede aiuto agli S. U.

GERUSALEMME, 1. – Migliaia di civili britannici dell’amministrazione inglese in Palestina sono affluiti nella giornata di ieri e di oggi nei centri di raccolta di Sarafand e Haifa in vista dell’imminente rimpatrio deciso dalle autorità di Londra 24 ore prima della prevedibile proclamazione della legge marziale.

L’Alto comminano per la Palestina Sir Alan Cunningham ha riunito nel pomeriggio di oggi nel suo ufficio i più alti funzionari della amministrazione palestinese per concertare un piano di azione in vista di imminenti operazioni di polizia su vasta scala contro la resistenza nazionalistica ebraica.

Arresti in vista

Ferrvono ovunque i preparativi militari: truppe inglesi hanno steso frettolosamente siepi di filo spinato attorno agli edifici di maggiore importanza della Palestina nonché alle installazioni militari ed ai punti strategici del paese. Gerusalemme è percorsa da sbarramenti di reticolati secondo una pianta apparentemente capricciosa preparata tre mesi fa in vista di una situazione di emergenza.

Tutti i campi di concentramento e le prigioni della Terrasanta sono stati attrezzati in vista di un imminente afflusso di prigionieri ed internati a seguito degli arresti che si prevedono verranno effettuati in massa nelle prossime 48 ore.

La decisione del governo britannico di far evacuare dalla Palestina i civili ha suscitato un forte allarme nella popolazione locale: tale provvedimento infatti viene interpretato come l’inizio di una vasta offensiva armata contro il terrorismo ebraico e fa ritenere che le autorità militari britanniche abbiano avuto carta bianca nelle future operazioni tendenti a domare le associazioni clandestine.

Stanley chiede una «politica risoluta»

Tali supposizioni hanno ricevuto conferma dal dibattito tenutosi ieri alla Camera dei Comuni nel corso del quale Oliver Stanley, ex ministro delle Colonie nel gabinetto Churhill, ha chiesto una politica energica e risoluta che chiuda l’era delle umiliazioni in Palestina.

Dal canto suo W. Churchill, dopo aver dichiarato che l’Inghilterra «non può assolutamente sopportare la responsabilità di evitare la guerra civile in Palestina tra arabi ed ebrei», ha affermato che o tale responsabilità dovrà essere sostenuta dall’ONU oppure il Governo inglese dovrà chiedere agli Stati Uniti di unirsi alla Gran Bretagna, a parità di condizioni, nello svolgimento di una politica comune palestinese e con una comune partecipazione negli spargimenti di sangue, negli odii, nei disordini e nei fastidi.

Come è noto, la tesi esposta dal leader conservatore è stata già in gran parte attuata dal governo britannico, il quale ha controinteressato attraverso trattative petrolifere nell’Iran e nell’Irak, il governo degli Stati Uniti alla sua politica nel Medio Oriente, onde ricevere un appoggio sostanziale in Palestina, nel cui territorio dovrà sboccare il grande oleodotto che porterà il petrolio americano dall’Iran al Mediterraneo.

Gli arabi approvano

I primi commenti raccolti negli ambienti americani sul discorso pronunciato da Churchill sono tuttavia decisamente sfavorevoli. Molti membri del Congresso americano hanno dichiarato che gli Stati Uniti non possono accollarsi impegni tanto gravi come quelli derivanti dall’amministrazione della Palestina e che la soluzione migliore sarebbe quella di trasferire alle Nazioni Unite il mandato britannico sulla Palestina.

Le notizie riguardanti le decisioni britanniche in merito alla Terra Santa sono state accolte con particolare favore negli ambienti arabi. Il dr. Fadil Jamali, Ministro degli Esteri dell’Irak, ha dichiarato che nelle misure prese dalle autorità militari britanniche egli scorge «il primo passo verso il ristabilimento dell’ordine in Palestina, condizione di ogni soluzione della questione palestinese».

A Londra è stato dichiarato ufficialmente che le disposizioni prese dalle autorità militari inglesi [?] l’evacuazione dei civili (e l’inizio di una nuova offensiva entiebraica) non ha nulla a che vedere con la recente conferenza anglo-araba.


Cap. 8

  Top c. 1 4.2.1947 ↓  c. 3 →  plus

La Gran Bretagna contro il popolo ebraico
La Palestina sarà messa a ferro e fuoco dagli inglesi? 

l’Unità, ed. piemontese
4 febbraio 1947
Martedì, p. 1

Gerusalemme, 3 febbraio. – Da alta fonte governativa britannica si apprende che la esecuzione capitale del terrorista ebraico Dov Gruner, attesa per la giornata di domani, non avrà luogo «ancora per alcune settimane».

Nonostante tale notizia, nessun sintomo di distensione è stato notato nel paese. Da molte parti si ritiene che la legge marziale debba essere proclamata in Terra Santa non appena portato a termine l’evacuazione delle donne e dei bambini britannici inizi in questi giorni. In tal modo diventerebbe più facile alle forze armate britanniche prendere le misure atte a reprimere le rappresaglie dei gruppi di resistenti ebrei, che è facile prevedere, faranno seguito all’esecuzione di Gruner. Il giovane, nonostante la tragica sorte che lo attende, sembra tuttora determinato a non interporre appello.

Nel frattempo il giudice supremo dell’alta corte britannica, Sir William Fitzengerald, ha respinto la richiesta del difensore di Gruner, il quale aveva fatto istanza per l’emanazione di un decreto [?], simile all’«Habeas Corpus».

Secondo notizie non confermate si apprende inoltre che l’alto commissario britannico sia per lanciare un ultimatum alla agenzia ebraica, in base al quale essa dovrebbe cessare le sue attività estremiste oppure disciogliersi, senza di che l’esercito applicherebbe la legge marziale.

Una disposizione che conferma le drastiche decisioni della Gran Bretagna, e che non può che lasciare perplesso tutto il mondo è stata poi adottata nei confronti dei corrispondenti stranieri in Palestina. È stato infatti ordinato a tutti i giornalisti, compresi quelli inglesi, di lasciare la Palestina. Evidentemente Cunningham vuole avere mani libere e Bevin non vuole avere persone che possano causargli critiche. Separata dal mondo, la Palestina può diventare un inferno senza che nessuno se ne accorga. E gli inglesi evidentemente si sono posti su questa strada.


Cap. 9

  Top c. 1 5.2.1947 ↓  c. 3 →  plus

La spartizione della Palestina decisa dalla Gran Bretagna

l’Unità,
5 febbraio 1947
Mercoledì, p. 1

Titoli: La politica coloniale di Bevin. La spartizione della Palestina decisa dalla Gran Bretagna.

LONDRA. 4. – Fonte governativa bene informata ha reso noto, secondo quanto scrive l’A. P. che il governo britannico ha deciso oggi un nuovo progetto in base al quale la Palestina viene divisa in due distinti territori, uno arabo ed uno ebreo, entrambi sotto il controllo della Gran Bretagna, potenza mandataria.

Nel caso che il progetto britannico venisse respinto dall’Agenzia ebraica le forze armate inglesi in Palestina inizierebbero l’offensiva generale contro gli israeliti. Il governo britannico, apprende la Reuer,  verrà convocato domani o posdomani per ascoltare la proposta di Bevin sulla questione palestinese. Tale decisione verrà quindi comunicata ai rappresentanti arabi alla Conferenza di Londra sulla Palestina.

Intanto è stato reso oggi noto il testo della lettera-ultimatum inviata dal governo britannico della Palestina all’Agenzia ebraica: l’ultimatum invita l’Agenzia ebraica a schierarsi a fianco delle forze militari britanniche contro le organizzazioni clandestine ebraiche che conducono la lotta terroristica contro gli inglesi.

Il terrorista Groner, che doveva essere impiccato una settimana fa, ancora oggi si è rifiutato di firmare la domanda di grazia. L’esecuzione della sua condanna a morte dovrebbe aver luogo pertanto il 13 febbraio prossimo.

Cap. 10

  Top c. 1 7.2.1947 ↓  c. 3 →  plus

La Palestina sarà trasformata in una gigantesca Belsen

l’Unità, ed. piemontese
7 febbraio 1947
Venerdì, p. 1

Gerusalemme, 6 febbraio. – Dopo che l’Agenzia ebraica ha respinto l’ultimatum del comando britannico e dopo il rifiuto della comunità ebraica palestinese di collaborare con le autorità britanniche per la «repressione del terrorismo» è ormai tramontata ogni possibilità di poter evitare l’applicazione della legge marziale. L’ultimatum inglese scade lunedì.

Dato l’atteggiamento sia dell’agenzia ebraica sia del Vaad Leumi (consiglio nazionale ebraico) si ritiene che per quella data non si avrà alcun mutamento nella situazione. Pertanto la promulgazione della legge marziale in Palestina, qualora non intervenga ciò che le stesse previsioni più ottimistiche definiscono come un miracolo, è prevista per lunedì sera. Le autorità inglesi hanno preso tutte le disposizioni necessarie.

Fonti molto attendibili hanno rifornito oggi che il governo che il governo britannico si ripromette di annunciare martedì prossimo la sua decisione d’istituire in Palestina la «Terra d’Israele» e cioè un territorio destinato agli ebrei, assegnando le zone rimanenti del paese agli arabi. Le fonti stesse hanno precisato che la spartizione avrò rigorosa esecuzione.

Per la stessa giornata di martedì – stando alle dichiarazioni delle fonti medesime – è prevista l’impiccagione di Gruener, il quale, si può dire, stia vivendo minuto per minuto in seguito alla proroga a tempo indeterminato concessa dalle autorità militari britanniche all’esecuzione della sentenza di morte.

La spartizione della Palestina in due zone, ebrea e araba, sarà accompagnata – a quanto si apprende – da una netta presa di posizione antiebraica delle autorità britanniche, le quali proclameranno la legge marziale e il coprifuoco e probabilmente anche lo scioglimento delle organizzazioni ebraiche.

Frattanto, in una sua trasmissione in lingua inglese, diffusa successivamente in francese,  in italiano ed in russo, il comando segreto dell’Irgun Zwai Leumi ha reso noto a tutti i popoli amanti della libertà che la resistenza ebraica non disarmerà davanti alla violenza.

Cap. 11

  Top c. 1 26.2.1947 ↓  c. 3 →  plus

L’Agenzia ebraica è “dominata da New York”

l’Unità, ed. piemontese
26 febbraio 1947
Mercoledì, p. 1

 Titoli: La Palestina divide gli Anglo-sassoni. Attacchi di Bevin a Truman. Le dichiarazioni ai Comuni. L’Agenzia ebraica è “dominata da New York”, dice Bevin.

LONDRA, 25. – Il ministro degli esteri inglesi ha apertamente attribuito il fallimento dei negoziati tra arabi ed ebrei, per risolvere il problema della Palestina, all’atteggiamento della Comunità ebraica degli Stati Uniti ed a manovre a sfondo elettoralistico in quel paese.

Bevin, prendendo la parola oggi ai Comuni, ha detto, senza giri di parole, che la famosa dichiarazione di Truman in favore dell’immediata ammissione di centomila ebrei europei in Palestina è scaturita da «rivalità elettorali» interne degli Stati Uniti che l’allora Segretario di Stato Byrnes fu sollecitato ad intervenire perché tale dichiarazione non fosse pubblicata, ma rispose che, in caso di mancata pubblicazione di tale dichiarazione, il Governatore Dewey di New York (conorrente elettorale di Truman) avrebbe diramato «un comunicato di concorrenza»; che la Agenzia ebraica, «considerevolmente dominata da New York», si è rifiutata di partecipare alle conversazioni londinesi, causando così il loro fallimento. […]


Cap. 12

  Top c. 1 27.2.1947 ↓  c. 3 →  plus

Battaglia sulla Palestina tra Inghilterra e S. U.

l’Unità
27 febbraio 1947
Giovedì, p. 1

Titoli: Battaglia sulla Palestina tra Inghilterra e S. U. “Stupido”, grida Sol Bloom a Bevin. Le dichiarazioni del Ministro inglese hanno fatto negli S. U. l’effetto di una bomba. La Casa Bianca tace. Una “sciagurata menzogna…

WASHINGTON, 26. – Le dichiarazioni fatte ieri dal Ministro degli Esteri inglese Bevin sulla questione palestinese e sulle responsabilità di Truman per il fallimento delle trattative con gli ebrei hanno prodotto in America l’effetto di una bomba.

Il deputato Sol Bloom, già Presidente della Commissione parlamentare per gli affari esteri, appena conosciuto il testo delle dichiarazioni di Bevin, è esploso in un triplice «Stupido, stupido, stupido», all’indirizzo del Ministro britannico.

I giornali sono usciti con insoliti titolo alti quattro centimetri, diffondendo la sensazione che una grossa battaglia diplomatica sia in atto tra Londra e Washington. Nei circoli ufficiali della capitale americana si mantiene però un silenzioso riserbo sulle dichiarazioni che attribuiscono a Truman tutte le responsabilità per il fallimento dei negoziati tra inglesi ed ebrei.

Anche la Casa Bianca si mantiene per il momento estranea alla rumorosa reazione dell’opinione pubblica ed altrettanto ha fatto Dewey, il governatore di New York, le cui intenzioni, favorevoli all’immigrazione ebraica, manifestate durante la campagna elettorale, avrebbero condotto Truman ad anticipare le sue dichiarazioni.

Un deputato democratico di New York, Celler, ha dichiarato che le asserzioni di sono «una sciagurata menzogna», «Bevin – ha osservato Celler – ha in verità soltanto bisogno di trovare delle scuse per la sua miserabile condotta e per la continuazione della nefasta politica inaugurata nel 1939 con il libro Bianco di MacDonald, che batté sulla faccia degli ebrei perseguitati le porte della Palestina».

Anche la stampa palestinese ebraica si scaglia violentemente contro Bevin. «Il Presidente Truman – afferma il Palestine Post – ha ora il diritto di chiedere alla Gran Bretagna quale politica sarà seguita nei riguardi della Terra Santa».


Cap. 13

  Top c. 1 2.3.1947 ↓  c. 3 →  plus

I pozzi di Haifa preda delle fiamme

l’Unità
2 marzo 1947
Domenica, p. 1

 Titoli: Il terrore in Palestina. I pozzi di Haifa preda delle fiamme. Il Circolo ufficiali di Gerusalemme salta in aria. Imminente offensiva britannica.

GERUSALEMME, 1. –  È giunta notizia che i depositi di petrolio di Haifa  sono in preda alle fiamme
e pare che le esplosioni abbiano prodotti alcuni morti e feriti. Ad Haifa è stato proclamato il coprifuoco.

Questo grave incidente è posto in relazione all’atto terroristico avvenuto nel pomeriggio di oggi a Gerusalemme.

Come è noto alle ore 13,13 di questo pomeriggio una violenta esplosione si è verificata noi circolo Goldschmidt per ufficiali britannici ad opera di terroristi ebrei.

Secondo i primi accertamenti,  16 ufficiali sono morti nell’attentato ed altri 17 sono feriti.

La Reuter apprende da fonte degna di fede che è imminente l’inizio della «cooperazione hippo» ossia dell’attuazione del piano preparato dal Maresciallo Montgomery per l’offensiva contro il terrorismo in Palestina.




Cap. 14

  Top c. 1 4.3.1947 ↓  c. 3 →  plus

La legge marziale in Palestina

l’Unità, ed. Nazionale
4 marzo 1947
Martedì, p. 1

Titoli: La legge marziale in Palestina. Una bambina e un reduce uccisi nelle vie di Gerusalemme.

GERUSALEMME, 3. — Le prime vittime della legge marziale , proclamata ieri in Palestina,  sono una bambina di 4 anni ed un ciclista ebreo, colpiti i dal fuoco delle truppe britanniche. La versione ufficiale inglese rende noto che l’uccisione della piccola ebrea, Ketty Schalon, è dovuta ad una fatale circostanza. Il padre della bambina infatti, durante il coprifuoco, stava per lasciare la sua abitazione. Contro di lui, da parte delle pattuglie inglesi, sarebbero stati sparati alcuni colpi di arma da fuoco, che avrebbero colpito invece il balcone della casa ferendo la madre della Ketty ad una gamba. Il rimbalzo di una pallottola colpiva, successivamente la bambina alla nuca.

L’altro morto è un ex-combattente, ebreo, di 30 anni, che circolava in bicicletta su una strada principale di Tel Aviv due ore dopo l’inizio del coprifuoco. Il quartiere ebraico gerosolimitano di Mea Shearim e le sue  vicinanze sono stati oggetto ieri stesso di un rastrellamento intensivo, metro per metro, effettuato dai fanti della nona brigata britannica.


L’approvvigionamento delle 15 mila famiglie ebree bloccate dal coprifuoco è diventato difficilissimo, ma assai più grave è la mancanza, o quanto meno la deficienza di acqua che è dovuta in gran parte, al fatto che le truppe britanniche nel corsoo delle  loro perquisizioni hanno bucato i serbatoi posti sulle terrazze delle case.

Secondo le rivelazioni  delle autorità militari, i rastrellamenti finora eseguiti hanno portato alla scoperta di «considerevoli quantitativi» di armi e di munizioni, specialmente a Tel Aviv. In questa città, non meno di 350 mila ebrei sono da ieri completamente tagliati fuori dal resto del mondo per effetto della applicazione della legge marziale,

Il generali inglese Davis, interrogato dai giornalisti, ha dichiarato che la durata dell’applicazione della legge marziale è subordinata all’esito delle operazioni in corso delle truppe britanniche. Si apprende intanto da New York che il segretario generale dell’ONU, Trygye Lie, sta esaminando un progetto in base a cui le Nazioni Unite verrebbero invitate a nominare una commissione speciale incaricata di studiare il problema palestinese e di presentare le proprie raccomandazioni nella sessione di settembre dell’Assemblea Generale.


Cap. 15

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Guerra in Palestina

l’Unità, ed. Piemontese
4 marzo 1947
Martedì, p. 1

Titoli: Lacrime e sangue in Terrasanta. Guerra in Palestina. Alla «caccia all’ebreo» l’Irgun risponde intensificando la lotta contro le truppe inglesi.

New York, 3 marzo. – Il segretario generale dell’U.N.O. Trygye Lie sta elaborando un progetto secondo il quale la questione palestinese verrebbe esaminata dal massimo consesso delle nazioni per direttissima, in modo da evitare ogni perdita di tempo ed interferenze esterne, nominando una speciale commissione incaricata di studiare il problema palestinese.

Pare che questi provvedimenti vengano presi in conseguenza delle raccomandazioni dell’Unione Sovietica, intese ad evitare un prolungarsi della spaventosa situazione nella quale sta dibattendosi la popolazione ebraica e quella araba in Terrasanta in conseguenza delle durissime misure prese dalle truppe d’occupazione britanniche.

Infatti in tutta la Palestina nelle ultime 48 ore la situazione è ancora andata aggravandosi. Dopo la proclamazione della legge marziale e del coprifuoco in tutto il territorio, si è aperta una vera e propria lotta senza quartiere fra l’indifesa popolazione ebraica e le truppe britanniche d’occupazione.

Una bambina di quattro anni è stata uccisa a fucilate di fronte agli occhi del padre mentre questi usciva di casa a Gerusalemme. Pure a Gerusa- […] cessazione del coprifuoco, un civile ebreo è stato ucciso da alcuni soldati britannici di guardia all’Hotel Postes. L’ucciso era un reduce dell’esercito britannico.

Il rifornimento della città in stato d’assedio avviene in modo assai precario, tanto che le popolazioni sono già minacciate dalla fame se i viveri continueranno a scarseggiare. Particolarmente duro è il coprifuoco imposto a Tel Aviv, la città ebraica della Palestina, dove le truppe della prima divisione britannica pattugliano incessantemente le strade. Anche il quartiere operaio di Gerusalemme è particolarmente sorvegliato.

Ma le organizzazioni ebraiche non subiscono passivamente i soprusi britannici. La «Irgun Zwai Leumi», dopo una serie di attentati che hanno causato gravi perdite agli inglesi, ha diramato un comunicato in cui afferma che «questo non è che l’inizio della guerra».

La «Irgun Zwai Leumi», infatti, ha compiuto un riuscito attentato contro il club degli ufficiali britannici a Gerusalemme, in cui almeno 20 soldati inglesi sono rimasti sepolti sotto le macerie. Ad Haifa cinque esplosioni si sono verificate nella serata di ieri; i depositi di petro- […].




Cap. 16

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Guerra ad oltranza in Palestina

l’Unità, ed. Piemontese
7 marzo 1947
Venerdì, p. 1
Gerusalemme, 6 marzo. – La terribile situazione palestinese incomincia a far sentire il suo peso su tutta la popolazione civile, costretta a vivere nelle città come in campi assediati. Le continue incursioni della polizia britannica sempre maggiormente innervosita per l’inafferrabilità dei capi delle organizzazioni di resistenza ebraiche, rendono ancora più difficile la vita nei quartieri ebraici di Tel Aviv e Gerusalemme.

Le truppe inglesi continuano ad adottare sistemi estremamente drastici nella loro caccia all’uomo per scoprire le fila del movimento ebraico. Oggi sono entrati in scena i cani poliziotti per seguire le traccie di alcuni ebrei rimasti feriti nell’attacco ad un fortilizio britannico sulla strada fra Haifa e Tel Aviv.

Mentre il Quartier generale britannico proclama di aver catturato 25 capi dell’organizzazione di resistenza ebraica e di averli inviati per aereo nelle carceri di Nairobi, la Irgun Zwei Leumi continua nella sua opera di sabotaggio. L’edificio dell’esattoria delle imposte di Haifa è saltato in aria con un enorme fragore, autocarri militari britannici sono stati attaccati ed incendiati.





Cap. 17

  Top c. 1 5.12.1947 ↓  c. 3 →  plus

Estrema tensione in Palestina.
Cinquanta vittime in 5 giorni di disordini

l’Unità, ed. piemontese
5 dicembre 1947
Venerdì, p. 1

Gerusalemme, 4 dicembre. - Da notizie non ancora ufficiali sembra che da domenica mattina a mezzogiorno di oggi le vittime dei disordini in Palestina siano 25 ebrei e 14 arabi. Questa mattina un arabo e un ebreo sono stati uccisi nella zona di Tel Aviv-Giaffa ed un ebreo è rimasto ferito da colpi di arma da fuoco nella città vecchia di Gerusalemme.

Si apprende frattanto da Bagdad e dal Cairo che violente manifestazioni antiamericane ed antibritanniche sono state inscenate da gruppi di studenti.

La situazione in Palestina e in tutto il mondo arabo continua a rimanere tesa anche a causa dell’opera propagandistica di agenti provocatori dell’Intelligence Service.


Cap. 18

  Top c. 1 9.12.1947 ↓  c. 3 →  plus

Qualcuno soffia sul fuoco.
La Lega araba decisa
a proclamare la guerra santa

l’Unità, ed. piemontese
9 dicembre 1947
Martedì, p. 1
Gerusalemme, 8 dicembre.

La Lega Araba, il massimo organismo della feudalità araba,  e che rappresenta gli interessi dei piccoli monarchi, dei “ras” e dei grossi proprietari terrieri in tutto il mondo arabo, pare sia decisa a dichiarare la «guerra santa» contro gli ebrei in Palestina, allo scopo di impedire la spartizione della Terra Santa che costituirebbe un duro colpo per loro e per gli interessi dell’Inghilterra, la potenza che, dalla fine della guerra, ha sempre ispirato la politica cosiddetta «araba».

Al Cairo oggi i primi ministri di sette stati arabi hanno tenuto consiglio di guerra per preparare i piani dettagliati per la “Jehad”, la guerra santa, e per studiare l’opportunità di un’azione degli eserciti regolari al fianco delle armate irregolari. Trampolino delle operazioni dovrebbe essere la Siria, dove sono stati già ammassati notevoli contingenti di volontari. Naturalmente si deciderà di rinviare l’azione armata fino a quando gli inglesi non avranno lasciata la Palestina.

È chiaro che dietro alle quinte agisce qualche “longa manus” dell’Intelligence Service.

Le proposte dell’UNO per la spartizione della Palestina, sono state infatti come è noto accolte con grande gioia dagli ebrei palestinesi [?] sono sobillati da agenti provocatori stranieri che soffiano sul fuoco.

Oggi ad esempio è stato assassinato un alto ufficiale della Hagana a poca distanza da Tel Aviv ed a brevissima distanza da un posto di blocco britannico. Alcuni arabi, ben nascosti, hanno fatto fuoco su di lui facendo uso di armi automatiche. In altre località sono state sparate raffiche di mitra automatiche o lanciate bombe a mano contro autobus carichi di ebrei. Si sono lamentati 2 morti e 4 feriti.

Frattanto pare accertato che il 15 maggio la Gran Bretagna intenderebbe rinunciare al proprio mandato sulla Palestina, mentre le prime evacuazioni avrebbero inizio fra 15 giorni.



Cap. 19

  Top c. 1 25.12.1947 ↓  c. 3 →  plus

Palestina: chi attizza il fuoco.
Scoperta una strana storia
di franchi tiratori “indipendenti” 

l’Unità, ed. piemontese
25 dicembre 1947
Giovedì, p. 4
(Nostro servizio particolare)

Gerusalemme, 24 dicembre.

Dopo quasi due settimane di dimostrazioni e di violenze, la tensione in Palestina accenna, ma forse solo apparentemente, a diminuire, mentre in tutto il mondo arabo la situazione continua a rimanere la stessa. Le cabile arabe sono in fermento dall’Iran alla Transgiordania e nelle grandi città dell’Egitto e della Siria.

Un comunicato minaccioso.

I capi dei Governi arabi, la Lega araba, il Concilio degli Ulema (i “saggi dell’Islam”) non lasciano passare giorno senza buttare nuovo olio sul fuoco, dopo aver proclamato la Jihad, la guerra santa, ieri, terminate le sedute “segrete” al Cairo, la lega araba ha diramato un comunicato nel quale afferma che è stato «raggiunto un accordo completo per impedire con tutti i mezzi la spartizione della Palestina» e che è stato nominato un «comandante in capo delle operazioni per liberare la Palestina». Il comunicato è estremamente minaccioso nel suo contenuto ed è redatto con un tono agitatorio tale da lasciare perplessi. È evidente che la Lega araba sta cercando con tutti i mezzi di suscitare un’ondata nazionalistica e razzista mentre si incominciano a raccogliere prove che non esita a ricorrere ad altri mezzi per trascinare le masse arabe ad usare le armi ed a provocare la guerra civile in Palestina.

Oggi, fra Giaffa e Tel Aviv è stata scoperta l’esistenza di gruppi provocatori, i quali, agendo all’insaputa delle comunità arabe ed ebraiche, hanno causato i sanguinosi scontri dei giorni scorsi. I capi della Hagana e delle organizzazioni militari arabe, giunti ad un accordo, si sono accorti che gruppi di franchi tiratori hanno rotto la tregua d’armi, contravvenendo agli ordini impartiti da entrambi le organizzazioni. Era evidente che si trattava di elementi provocatori, e gli stessi arabi si sono offerti per rastrellare la zona. Alcuni di questi “franchi tiratori” presi prigionieri hanno ammesso di non essere cittadini palestinesi.

È prevedibile che questo primo accordo e la clamorosa scoperta fatta, segneranno l’inizio di altri tentativi del genere, intesi a riportare la pace in Terrasanta e che, se questi agenti provocatori potranno essere eliminati, vi saranno molte probabilità che non si ripetano gli incidenti dei giorni scorsi.

Pur tuttavia non si può essere ottimisti circa la situazione palestinese. L’accordo raggiunto alle Nazioni Unite è un compromesso che presenta delle gravissime deficienze, sebbene sia la sola soluzione che si potesse prospettare per la tenace resistenza da parte britannica, statunitense e francese alle proposte dell’Unione sovietica per la costituzione di uno Stato unitario arabo-ebraico, previa la completa evacuazione delle truppe britanniche.

L’appoggio, seppure tardivo, dato dalla delegazione araba a questo progetto (la proposta araba venne respinta dal delegato americano perché “presentata troppo tardi”) dimostra la bontà della tesi presentata da Gromiko, che avrebbe risolto in modo definitivo la questione palestinese. Pur tuttavia la soluzione adottata rappresenta per i popoli della Palestina un notevole passo in avanti, mentre costituisce un grave scacco per la Gran Bretagna.

Opposizione alla “guerra santa”

Con la decisione dell’UNO finisce il regime coloniale inglese, mentre i privilegi delle alte caste arabe vengono messi in pericolo dall’indipendenza concessa al popolo. I circoli arabi reazionari della Palestina e di tutto il Medio Oriente sono quindi preoccupati da questa situazione che può minacciare i regimi feudali degli Stati confinanti. Non vi è dubbio che dall’Egitto all’Iran i partiti reazionari, le cricche monarchiche e le alte gerarchie ecclesiastiche mussulmane baseranno la loro futura politica sull’unità degli arabi nella lotta contro il sionismo, onde distrarre la loro attenzione da quella contro il feudalesimo e l’imperialismo straniero che protegge i loro interessi. Ma è dubbio invece se su tale terreno saranno seguiti dalle masse arabe. A questo proposito proprio in Egitto si è registrata una prima defezione: quella del partito wafdista che ha rifiutato il suo appoggio alla “guerra santa”.

Su questo terreno quindi le caste reazionarie arabe guardano alla Gran Bretagna come alla loro naturale alleata, tanto più che si è diffusa in tutto il Medio Oriente la convinzione che il Foreign Office non si è ancora rassegnato alla perdita delle basi palestinesi e che, speculando sul sangue che si sparge in Terrasanta, speri di poter impedire l’esecuzione del piano dell’UNO.

Lo sforzo dei veri democratici in Palestina è quindi teso oggi, come per il passato, ad impedire un fatale cozzo razziale ed a promuovere l’unità arabo-ebraica che è l’unica vera difesa dei popoli palestinesi contro gli appetiti degli imperialismi coloniali. Le decisioni dell’UNO, per quanto imperfette, devono quindi essere rese di possibile attuazione anche se il compito è reso più arduo dalle gravi difficoltà economiche che presenta la spartizione della Palestina, poiché i due Stati non saranno economicamente autosufficienti, il che provocherà un abbassamento generale del tenore di vita, almeno fino a quando non giungeranno ad uno stretto accordo economico.

Insomma, è stato compiuto un grande passo in avanti, sebbene si sia ancora lontani dalla meta per la quale le masse arabe ed ebraiche avevano lottato. Se il compromesso per la Palestina non potrà essere attuato, gli unici ad averne un vantaggio saranno gli imperialisti che non attendono altro che essere nuovamente arbitri della situazione.

JOHN MEADE


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